ANCORA MALASANITÀ

di Donato DE GIORGI

Ancora una volta eventi sanitari con risvolti tragici divengono l’oggetto di sterili cronache locali, condite da alcuni con il sensazionalismo di episodi “particolarissimi”, colorati con l’intimità di storie personali. L’obbiettivo? Sottolineare presunti episodi di “malasanità” di provincia, irresistibile desiderio di denuncia del comportamento di Medici; mai puntando il dito su organizzazioni gravate da carenze, urgenze; ma ingrandendo illazioni, speculando su decisioni spesso prese in obbligata solitudine, in situazioni cliniche che la pandemia ci prospetta in gran parte come ignote. La trama? Sempre la stessa. Vi è naturalmente l’apparente giustificazione di garantire il “diritto di cronaca”: vengono così ampiamente riferiti solo i “gratuiti” esposti di parenti, avanzati con l’unico obbiettivo di raggiungere eventuali, quanto improbabili, richieste di risarcimento per danni. Alcuni giornalisti, senza riferire nessuna osservazione o considerazione di parte opposta, pongono con grande rilevanza il fatto, limitandosi a farisaiche virgolette, che demanderebbero la responsabilità di quanto esposto al ricorrente, raccogliendone però il clamore mediatico.

Qualche volta, addirittura, non ci si pongono troppi problemi nel citare il nome del Medico, con buona pace(?) delle leggi piuttosto stringenti sulla privacy(!)…

E’ questo il primo passo di un vero processo, mediatico, antesignano di qualunque procedimento civile o penale o amministrativo. Già celebrato (dopo poche ore dai fatti) dagli organi di stampa con dovizia di particolari (attinti sempre da un’unica fonte): veniamo così a sapere immancabilmente di “calvari”, di malati abbandonati, in genere  “quasi sani” (che si trovavano in Ospedale per puro e incomprensibile caso), deceduti da soli (!), senza assistenza, con cure sbagliate o ritardate…

Nella totale assenza di ogni “voce” di segno diverso è così stilata una inoppugnabile sentenza (mediatica!) contro la quale è impossibile qualunque tentativo di “appello”; ma non solo: essa è costantemente lì, nel web. Solo dopo molti anni, trascorse tutte le sentenze assolutorie e con uno specifico provvedimento, potrebbe essere strappata dall’archivio informatico che gelosamente la custodisce (quasi) per sempre e per tutti…

Vi è sempre e solo il Medico, che pochi mesi fa era un’Eroe. Oggi è solo. Non vi sono carenze di organici o di strumentari o di tecnologia, non vi sono responsabilità amministrative, né politiche, né le sconvolgenti “regole” della pandemia. Vi è solo il Medico, che deve scegliere da solo e in fretta, che non può stancarsi di carte o responsabilità, che non può rivendicare la sua Professione, ma deve rispondere della sostenibilità di ciò che materialmente ha consumato, non delle vite che ha salvato o delle persone che ha curato.

In questo processo (sommario) non solo è impossibile avanzare punti di vista diversi, ma è difficile far comprendere che siamo in una emergenza sanitaria internazionale in cui varie motivazioni (teoriche, pratiche, organizzative e culturali) hanno ampiamente motivato ipotesi di straordinario e oggettivo rischio clinico. Si è ampiamente discusso della possibilità di una iniziativa di legge di non punibilità per i Medici in un periodo di non approfondita e condivisa conoscenza scientifica: d’altra parte, non è forse la pandemia che ha determinato la morte di 292 Medici?

Stranamente sono sempre meno i Medici che silenziosamente si sentono di poter affrontare una professione straordinariamente difficile, pesante nella conoscenza e più ancora nella burocrazia, tanto che il sondaggio promosso in questi giorni daANAAO (sindacato di Medici ospedalieri) sottolinea che “solo il 54% dei medici si vede ancora in un ospedale pubblico tra due anni e il 75% ritiene che il proprio lavoro non sia stato valorizzato”. Rimaniamo sempre più impantanati nella sdrucciolevole strada della “medicina difensiva”.

Per i giovani Medici questa diviene sempre di più una matematica quotidiana: l’inconfessato fine e il deviante mezzo culturale di una nuova medicina basata solo sulla sicurezza degli operatori: esami complessi e invasivi (non sempre utili), che rendono le liste d’attesa sempre più ingarbugliate e vergognose, i ricoveri comunque proposti, ma spesso arenati nei Pronto Soccorso, sempre più ingestibili. Tutto ciò però… non risolve quasi nulla.

Ma i mezzi informatici divengono con questo sistema sempre più attrattivi? Pensiamo di no! L’attrazione legata allo scalpore è solo temporanea e viscerale. L’informazione è altro e può ottenere molto di più!

Gli utenti sono sempre più persone pronte ad esercitare azioni di rivalsa, molto simili in questa criticità all’utilizzo isterico di una carta di credito scaduta o non sono invece cittadini sempre più fragili che sempre di più hanno necessità di protezione e di cura?

Alcuni studi legali e assicurativi, soprattutto in un periodo critico e complicato, sono sempre più pronti ad approfittare delle contraddizioni precedenti, raggiungendo comunque un vantaggio immediato o non sarebbe meglio essere fedeli ad un dettato etico di correttezza e trasparenza, pronto ad una migliore e maggiore visibilità e professionalità?

La Magistratura riuscirà ad avere sempre pazienza e sapienza per difendere il diritto, nel lungo e complicato aggrovigliarsi di spezzoni di verità? Nonostante tutto registriamo sempre tantissimi ammalati che si rivolgono al SSN con fiducia e speranza, sempre più nel nostro territorio: sono tutte storie che raccontano fiducia tra Medici e Utenti e ciò sicuramente rappresenta il punto iniziale e irrinunciabile nel rapporto di cura.

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ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI LECCE

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